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Roberto Moro da record

Moro Atene10 novembre. Con oggi Roberto Moro è entrato tra gli atleti biancocelesti capaci di compiere imprese davvero speciali: domenica scorsa ha corso la maratona di Istambul e oggi ha doppiato con quella di Atene. Davvero una grande impresa. A questo link tutte le notizie della gara odierna https://www.athensauthenticmarathon.gr/site/index.php/en/ Di seguito il racconto della giornata firmato Roberto: da leggere!!!!

Authentic Atene.

Atene è ovunque sbrecciata. Sbeccati sono i marciapiedi anche centralissimi, stinte e pasticciate di graffiti suburbani le facciate. Ovunque si coglie un sentore di sdrucito e sfatto, anche nella Plaka. Il noto quartiere, gremito di turisti, pedonalizzato per gran parte (qui le auto sono ovunque), abbraccia da nord est la zona dell'Acropoli come se l'orgoglio e lo spirito di una nazione intendesse asserragliarsi nel punto estremo della collina millenaria da dove, sicuramente, vegliano spiriti antichi. Gli ateniesi di tale sconquasso non si curano, indifferenti, affaccendati, chiacchieroni e gioviali. Forse sono troppo orgogliosi per ammettere lo stato delle cose, forse rassegnati o, fatalisti, tirano “a campà” come qui da noi fanno coloro che ne hanno viste troppe andare storte e non ci credono più. Aver visitato in poco più di una settimana Istanbul ed Atene è stato eccitante ed istruttivo, così come aver avuto la fortuna di correre le due maratone cittadine nelle due domeniche consecutive. Si può cominciare dalle immagini della mezzaluna bianca su sfondo rosso dei turchi alla croce bianca su sfondo blu dei greci che sventolano su palazzi e monumenti. In Istanbul se ne possono vedere a decine esposte sui poggioli e fuori dalle finestre delle case, ad Atene non ne abbiamo vista una oltre a quelle governative. Istanbul è un concentrato di energia e di movimento in un contesto urbano degradato, vi sono cantieri ovunque, la gente sa che prima o poi i lavori arriveranno anche lì da loro. Ad Atene nessuno si cura della manutenzione perché probabilmente non ci sono risorse, zero gru in tutto il centro e zone limitrofe. Le due cucine si somigliano molto ma quella greca con gli spiedini di carne (souvlaki), lo yogurt con i cetrioli (tzatzichi), l'insalata mista con le olive e la feta (il loro formaggio più famoso), il pasticcio di carne, patate e melanzane (mussakà) battono per noi sei a zero doner, kebab ed ogni altro speziatissimo piatto si sia mangiato nella capitale turca. “Italiani e greci, una faccia, una razza”, qui ci sentiamo a casa. Niente da dire Istanbul è meravigliosa ed affascinante ma comunque un poco troppo esotica per due ex giovani dei primi anni sessanta. Le due maratone poi sono praticamente uguali ma diverse anni luce, almeno nel mio vissuto. Entrambe bellissime ed impegnative. La prima mi ha “strinato” con i suoi saliscendi in autostrada dopo avermi rosolato con il salitone iniziale e alla fine vinto con l'arrampicata a Sulthanamet. Sul percorso poco tifo ad eccezione dei chilometri iniziali e poi durante gli ultimi due, tre. Sono arrivato stanco. Quella di oggi, pur con venti chilometri di dura e continua salita, dal decimo al trentesimo, dopo aver ricevuto in testa prima un acquazzone violento scoppiato appena partiti e che ci ha accompagnati per due chilometri e poi pioggia battente tra il ventiduesimo ed il trentesimo, mi ha visto arrivare nel mitico stadio Panathinaiko con la voglia di urlare di gioia. E dire che il mio tempo finale è stato per entrambe identico, pochi secondi sotto i 3:49. Sarà che qui in Ellade sul percorso non siamo stati abbandonati un solo momento da un tifo da stadio con incitamenti costanti di intere famiglie e decine di bambini che offrivano “il cinque", gruppi di musicisti rock dell'organizzazione di gara che fondevano i timpani del pubblico agli incroci con gli altoparlanti che “sparavano" Van Halen, Kiss, Queen, Rolling Stones. In ogni paese attraversato gruppi folk in costume offrivano la loro interpretazione del tradizionale Sirtaki danzato e suonato come “Zorba il greco” avrebbe sicuramente voluto. Ai ristori decine di ragazzotti, la “meglio gioventù” della Grecia, si prodigavano intorno a migliaia e migliaia di bottigliette d’acqua da mezzo litro stipate a montagne sui tavolini offrendo, nel contempo, sali, barrette di cioccolato, banane rigorosamente sbucciate e spugne fradice di acqua fresca. Abbiamo corso a 20 – 22 gradi, in una umidità tropicale e bevendo come cammelli ma alla fine sorridevano tutti, anche quelli che per via si facevano soccorrere alle prese con crampi e stanchezze varie e se la camminavano claudicanti e tenaci. Erano presenti atleti da 106 paesi, sulla partenza gli speaker in greco ed inglese hanno celebrato tantissimo Stefano Baldini che ha gareggiato con noi rendendo onore alla sua vittoria olimpica del 2004 ed augurando così a tutti buona sorte. I greci ci vogliono bene, noi ne vogliamo a loro. C’è niente di più bello?

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