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Giorni quattro e cinque. Fine dei servizi.

26 settembre  Siamo arrivati a destinazione, Roma. Se chiudiamo gli occhi si sovrappongono nella mente le immagini del mito, della storia e dell'attualità. Tutte le strade portano qui, da raggiungere o morire, da marciarci sopra o arrivarci bomba o non bomba. Dopo l’ingresso al Foro italico, già descritto, abbiamo raggiunto l’albergo congiungendoci alla comitiva di pellegrini organizzata dalla Diocesi di Alessandria e guidata dall’Arcivescovo Mons. Guido Gallese. Il posto è una grande, onesta, organizzata struttura di accoglienza. È quasi il momento di tirare qualche somma sul fatto atletico. Quasi perché comunque la mente è ancora annebbiata e poi ci aspetta ancora, domani, una giornata di incontri ufficiali insieme alla delegazione comunale. Si può cominciare con il dire che, in questi casi, alcune priorità si ordinano da sé. Prese le stanze (sono giusto le ventuno) siamo attesi a cena. Ed ecco: la sosta a tavola è breve e svogliata. Non tanto per la pur non indimenticabile cucina quanto perché su tutto vince il sonno. A conti fatti in due notti abbiamo dormito si e no sei ore. La nostra squadra ha utilizzato circa l’ottanta per cento delle ore di buio per correre. Allora alle dieci in branda per un risveglio alle sei. Alle sette ed un quarto dovremo già essere in Piazza San Pietro (che dista dieci minuti a piedi). Domattina avremo l’udienza generale con il Papa. Dopo colazione nella grande sala colonnata popolata di stranieri (perlopiù festosi ed allegri tedeschi della terza età, vispi e rubicondi) si scende verso il Cupolone. L’aria è fredda e tagliente, la brezza del mattino reca le prime ambascerie d'autunno. Attraversato il colonnato del Bernini affrontiamo le lunghissime fasi dei controlli di sicurezza. La folla è enorme e proveniente dai quattro angoli del globo. Dopo la cerimonia, durante il “baciamano” al Pontefice (che è la definizione ufficiale del Suo bagno di folla) i rappresentanti della nostra delegazione gli consegnano personalmente, commossi ed emozionati, il dono preparato da tempo: un trofeo che ricorda il compleanno del nostro Capoluogo di Provincia e la corsa a staffetta. Ci spostiamo rapidamente in autobus al Quirinale dove analogo trofeo viene consegnato al Capo dello Stato nelle mani del Vice Segretario Generale. Il Presidente ed il Segretario sono impegnati in un pranzo ufficiale con la delegazione diplomatica dell’Azerbaigian. Visitiamo per due ore il palazzo, pur nel pieno della sua attività, sotto le occhiute ma discrete attenzioni dei Corazzieri del servizio di sicurezza. Le stanze sono un sorprendente susseguirsi di opere d’arte e testimonianze storiche ed architettoniche di cinque secoli. Da perdere il fiato. Altra ripartenza, siamo attesi alle tre e mezza alla Camera dove ci accolgono per un incontro alcuni Deputati del nostro territorio. Poi, gentilmente, veniamo accompagnati in visita da personale competente ed organizzato. Anche Montecitorio ci offre tutto il suo repertorio mentre ferve il “quotidiano”, la seduta è terminata da nemmeno un’ora. Alle sei e mezza ci congediamo per goderci la città e una cena in libertà. In sette (la nostra squadra e Carmen) scegliamo una tipica trattoria romana a pochi passi da qui, dove torniamo dopo aver reso omaggio ai dintorni. Tra cacio e pepe ed amatriciana, coda alla vaccinara, vino dei Castelli ed involtini si parla di corse. La staffetta è andata bene, nessun cedimento, nessun ripensamento. Anche i momenti di tensione sono restati nella norma e non ci sono state liti. Tutt’al più qualche “colpo di fioretto” ma pare sia il minimo sindacale in questi casi. La causa civica è stata onorata, i riti ufficiali affrontati con disciplina. Ci hanno scattato un migliaio di fotografie. In qualcuna almeno non avrò chiuso gli occhi, spero. A questo punto l’interrogativo è se ne sia valsa la pena e se, tornando indietro, si rifarebbe. Personalmente direi di si, agli altri occorrerà chiedere direttamente. Stamane ci siamo concessi un’altra passeggiata in centro nell’aria luminosissima che crea tagli netti di chiaroscuri caravaggeschi. A proposito, vincere la tentazione di rivedere il ciclo di San Matteo in San Luigi dei francesi, la Crocifissione e la Conversione in Santa Maria del Popolo è stato impossibile anche stavolta. Abbiamo ancora il tempo per una carbonara. Tra pochissimo si parte per il ritorno, stavolta comodamente seduti. Fine dei servizi.

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