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Staffetta Alessandria-Roma. Giorno due

24 settembre  Appuntamenti ed incastri. Vista da dentro una staffetta così lunga e con uno scopo benefico (nel nostro caso celebrare gli 850 anni della città di Alessandria fondata da un Papa nato senese) ha più di un accento. Innanzi tutto si corre, fatto sportivo certo ma anche simbolico ed emotivo. Questa corsa è un cammino, faticoso ed impegnativo. Se vogliamo una forma di espiazione, un pellegrinaggio. Non si gareggia, non si arriva prima o dopo qualcuno. Si arriva con, contemporaneamente. La corsa è anche questo: sinonimo di fratellanza nella fatica. Condizione umana. Poi c’è l’aspetto logistico ed organizzativo. Mettere d'accordo una ventina di adulti e farli convivere per qualche giorno è già complicato. Ognuno deve rinunciare ad un poco di sé. Non è semplice. Se a questo si aggiungono le difficoltà del protocollo istituzionale la cosa diventa una vera sciarada. È per questo che occorre avere pazienza e considerazione per gli sforzi degli organizzatori. Monica Gasparini, la sua famiglia e tutti gli amici dell’associazione “Stella Bianca - Laura Garavelli” faticano molto per far quadrare i cerchi. Onore al merito. Oggi siamo stati ricevuti intorno alla mezza nel Palazzo di Città di Siena dal Sindaco insieme alla delegazione di Alessandria, anch’essa guidata dal primo cittadino. Poi, nel pomeriggio, l’Arcivescovo della città del Palio ci ha ricevuti, tutti noi piemontesi, e si è prestato per più di un’ora e mezza a farci da guida nella Cattedrale, scrigno di tesori artistici che ci hanno lasciati del tutto meravigliati. La spiegazione dotta e la narrazione con un linguaggio diretto ed amichevole, quasi confidenziale, ci hanno fatto attraversare i secoli in un altro “cammino” tra tutto ciò che c’è di buono e di bello nella nostra immensa tradizione culturale. Il Sindaco di Alessandria interloquiva in un controcanto rilassato. In queste occasioni occorre comunque affrontare anche tempi e modi del protocollo, delle fotografie, dei discorsi ufficiali (oggi fulminei). Ecco un altro aspetto da conciliare con spostamenti, pasti, rifornimenti, appuntamenti. È un gioco di incastri sempre sul punto di rottura. Stamattina la nostra squadra ha finito di correre alle due di notte. Dalle ventuno ci attende un altro turno che finirà alle tre, un’ora dopo. Avevamo preso il via sotto il Passo del Bracco e dopo averlo vinto e “scollinato” ci siamo lentamente diretti verso il mare al confine tra Liguria e Toscana. A me è toccato attraversare il ponte sul Magra dove il fiume si fa largo largo. Le acque placide e nere della notte e le barche bianche a mollo sulla superficie né dolce né salata si specchiavano le une nelle altre in un rollio lento ed ipnotico. Mentre procedevamo luci lontane e vicine ci hanno indicato la via maestra. Le automobili a spasso ci incrociavano ed il lampeggiante blu della Stradale gettava la sua luce intermittente sull’asfalto. A Giorgio è toccato il pezzo duro in salita, a Paolo quello a rotta di collo della discesa, Davide ha dovuto regolarizzare il ritmo. A lui, me e Daniele è toccato il tratto piano, completato con le pedalate di Angelo che viaggiava le sue frazioni veloce come il vento. Su Viareggio Daniele ha anche fatto la doccia con una pioggia a tratti decisa. Abbiamo raggiunto l’albergo verso le tre e mezza, mezz’ora di “atterraggio”, tre ore di sonno. Sveglia alle sette. Appuntamento con la squadra uno per l’ingresso in Siena. Primo incastro della giornata, degli altri ho già provato a dire. Si continua. Roberto Moro

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