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Staffetta Alessandria-Roma. Giorno Uno.

23 settembre Ingannando il tempo. Abbiamo appuntamento alle 11, davanti al Galassia. Aspetteremo lì la carovana che arriva da Alessandria. Sono partiti alle 9, scortati dalla Polizia Stradale. Prima di uscire di casa ultimi accurati, tesi, momenti di “guarda e riguarda” bagagli ed attrezzatura al seguito. Le mani continuano ad aprire e chiudere cerniere, gli occhi passano in rassegna, le mani spostano, sdruciscono, riordinano. Il dubbio di dimenticare qualcosa è sempre appollaiato alla tua spalla. Staremo fuori quattro giorni, accorgersi di aver dimenticato qualcosa una volta partiti sarebbe un altro peso da portare e digerire. Meglio non incorrere in simili zavorre. Attendiamo nel sole del piazzale domenicale, quasi deserto. È solo la prima parte di una giornata sospesa che si preannuncia lunga. La nostra squadra comincerà le sue frazioni alle 18, ne avremo fino alle 2 di notte. Poi cercheremo di riposare qualche ora, domattina si entrerà tutti a Siena. Beppe, che ci saluta sul piazzale, mi dice che lui non ama correre con il buio. Comincio a preoccuparmi, la mia frazione è intorno a mezzanotte, se Tardito non apprezza il genere, e lui è un grande, le scamorze come me rischiano. Non pensiamoci. Il primo lavoro da fare, oggi, è ingannare i tempi d’attesa. Fino a che non si correrà almeno qualche centinaio di metri la tensione non si scioglierà del tutto. La responsabilità di essere all’altezza ci rode un poco. Pensi: “un’organizzazione così, più di venti persone che si muovono in carovana per tre giorni. Se non ce la faccio?”. Prima sosta per un pranzo ad Isola del Cantone, tra la Statale e le sponde alte dello Scrivia. Mani esperte montano l’accampamento, il camper protegge i fuochi dal vento, il furgone blu con i viveri e l’attrezzatura chiude la prospettiva. Mangiamo pasta , insalata e frittata, frutta e crostata. Si chiacchiera di corse, di grandi personaggi del passato, di chi ce la fa sempre e di chi ci prova. L’importante è correre. Ripartiamo, il nostro equipaggio è di soli (ex) ragazzi. Giorgio guida il sette posti. Con me lo accompagnano Daniele, Davide, Paolo ed Angelo. Quest’ultimo ci ha mostrato la sua bella bici, una mountain bike verde, in carbonio, attrezzata con ruote sottili e lisce, quasi tubolari. Farà un tratto, inserito tra noi. Raggiungiamo Riva Trigoso, proveremo a rilassarci. Passeggiamo, sono le 15. Qualcuno decide di fare un tuffo, la spiaggia è piena di gente. Il pomeriggio di una calda estate di fine settembre in Riviera. Continuo a leggere il mio libro, accomodato alla meglio sulle liste spesse e dure di una legnosa panchina. Arredo urbano ligure. Ripartiamo, il camper ha preso posto su uno spiazzo lungo le curve là in alto, sulla strada per il Bracco. Siamo in attesa dell’altra squadra, tra poco toccherà a noi. Si continua a chiacchierare di belle esperienze vissute su strade vicine e lontane. Qualcuno ha programmi importanti, Maratone e Mezze in terra spagnola. Carmen ed il resto della squadra degli Angeli Custodi lavorano alacremente sul Camper. Ora scrivo queste due righe, poi in marcia, la giornata inizia adesso. Roberto Moro

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